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Fegato stanco


Il fegato è la più grossa ghiandola del corpo umano, situata nella parte alta e destra dell'addome, subito sotto il diaframma. Come tutti gli organi anche il fegato è costituito da numerose cellule chiamate epatociti. Ogni epatocita vive in media centocinquanta giorni ed è fortemente irrorato; si calcola infatti che in condizioni di riposo giunga al fegato circa un litro e mezzo di sangue al minuto.
Nel fegato confluiscono i substrati energetici elementari assorbiti a livello intestinale (glucosio, amminoacidi, acidi grassi) la sua funzione non è semplicemente digestiva. Il fegato, essendo una ghiandola, ha infatti un'azione secretiva e produce numerose sostanze come la bile ed inoltre partecipa ai processi di detossificazione dell'organismo.
Proprio in virtù di questa sua centralità, quando il fegato si ammala finisce per risentirne l'intero organismo. L'attività epatica può essere compromessa soprattutto da stili di vita scorretti (abitudine tabagica, alcolismo, utilizzo di sostanze stupefacenti, abuso di farmaci e dieta incongrua). In particolare, per quanto riguarda l'alimentazione, i principali nemici del fegato sono l'alcol ed i grassi, soprattutto quelli sottoposti ad elevate temperature (fritture, fastfood ecc.) Anche un consumo smodato di caffeina ed altri alcaloidi può, alla lunga, affaticare inutilmente il nostro fegato.
Tuttavia il fegato ha anche i suoi “alleati”. Esistono, infatti, alcune droghe vegetali che si sono rivelate assai utili a proteggere l’azione epatica.

Stimola la bile
Tra queste, la più famosa proviene dal carciofo (Cynara scolymus), il cui estratto secco è titolato in acido caffeilchinico min. 13 per cento (Farmacopea Italiana X). La sua dose giornaliera varia da 300 a 600 mg, suddivisi in due somministrazioni preferibilmente 30 minuti prima dei due pasti principali. Ha un’azione (nota da secoli) di stimolo sulla produzione di bile. Nel cane, il carciofo la aumenta di circa cinque volte, con un effetto che si manifesta dopo circa 60 minuti e con durata di azione di circa tre ore. Risultati analoghi si ottengono nel ratto.
Questa pianta, inoltre, si è dimostrata capace di proteggere il fegato di questi animali dai danni provocati da alcune sostanze tossiche, tra cui il tetracloruro di carbonio. Questa attività protettiva si è rivelata molto più forte di quella della vitamina E ed è dovuta alla capacità dell’estratto di carciofo di intrappolare i radicali liberi prima che possano danneggiare il fegato.

Stop ai radicali
Non meno efficace è la curcuma (Curcuma longa), il cui estratto secco è titolato in curcumina min. 4 per cento (Commissione E tedesca) e la cui dose giornaliera va da 400 a 600 mg, in due somministrazioni lontano dai pasti.
Studi in laboratorio hanno dimostrano che la curcumina reagisce a contatto con molti radicali liberi ostacolandone l’attività.
Ha un’azione particolarmente evidente sugli organi dell’apparato digerente (stomaco, fegato e intestino). L’effetto protettivo sul fegato dell’estratto di curcuma è stato studiato su ratti che ricevevano come sostanza epatotossica il tetracloruro di carbonio. Questa pianta ha dimostrato di ridurre notevolmente l’aumento dei livelli di bilirubina, transaminasi, fosfatasi alcalina e colesterolo causato dal tetracloruro di carbonio, specie quando veniva data per due settimane prima del tossico e, poi, insieme a esso.

Un valido prebotico
Altra droga “amica” del fegato è quella ricavata dal tarassaco (Taraxacum officinale). Per la preparazione farmaceutica, l’estratto secco è titolato in inulina min. 25 per cento (Farmacopea Francese X), con posologia giornaliera di 12-13 mg/kg, in due somministrazioni poco prima dei due pasti principali.
Il tarassaco favorisce l’aumento della produzione di bile da parte del fegato, con inizio dell’effetto dopo circa un’ora e con una durata d’azione di circa quattro ore. Inoltre, aiuta a proteggere le cellule del fegato. L’aumento nella produzione di bile è la causa dell’azione favorente il transito intestinale; infatti la bile fa aumentare i movimenti intestinali. La ricchezza di inulina del tarassaco aiuta a mantenere attiva la flora batterica e quindi il benessere di tutto l’organismo.
L’inulina infatti viene considerata un prebiotico, cioè una sostanza capace di favorire il benessere della flora batterica positiva (Lactobacillus e Bifidus) a scapito di quella non positiva (Enterobacteriaceae in genere).

Aiuta la digestione
Da ultimo, in tema di prevenzione dell’insufficienza epatica, non si può non citare il rosmarino (Rosmarinus officinalis), con estratto secco nebulizzato e titolato in olio essenziale min. 1,5 per cento (Farmacopea Francese X) e posologia giornaliera da 10 a 13 mg/kg, suddivisa in due somministrazioni come nel caso dell’olio essenziale.
Il rosmarino è tradizionalmente utilizzato per le sue proprietà epatoprotettive, coleretiche e facilitanti i processi digestivi. La sua azione coleretica è di discreta entità, e porta al raddoppio della secrezione biliare entro 60 minuti dalla somministrazione della droga, con una durata d’azione di circa due ore.
Il carnosolo e l’acido carnosico sono potenti inibitori della lipoperossidazione nei microsomi e nei liposomi, in particolare a livello degli epatociti, e tale attività sembra molto importante nello spiegare l’azione epatoprotettiva di questa droga. L’olio essenziale è dotato di attività spasmolitica sullo sfintere di Oddi e sulla muscolatura liscia del tubo gastroenterico. Il rosmarino favorisce l’aumento dei livelli epatici di glutatione S-transferasi e produce un incremento dell’attività plasmatica della glutatione S-transferasi.
Studi istologici rivelano che il rosmarino riduce nettamente i fenomeni di infiammazione, necrosi e vacuolizzazione epatocitaria indotti dal CCl4. Questi dati indicano che l’effetto protettivo di questa droga sul fegato potrebbe dipendere soprattutto dalla sua azione antiossidante e dalla sua capacità di preservare l’attività e i livelli della glutatione S-transferasi.

A CURA DI Antonello Sannia

Bibliografia
1) www.simn.org/medici_schede_piante.html

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