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Soia


 

Isoflavoni di soia
Gli isoflavoni, sono dei polifenoli, appartenenti alla classe dei flavonoidi. Non sono steroidi ma sono strutturalmente simili agli estrogeni, in particolare all’estradiolo.
Questo conferisce loro proprietà pseudormonali, compresa la capacità di legarsi ai recettori per gli estrogeni e sono per questo considerati fitoestrogeni o estrogeni vegetali. 1

Genisteina, daidzeina, gliciteina sono contenuti in elevate quantità nella soia; minori concentrazioni anche in fagioli, lenticchie e piselli. Formononetina, biocianina A zono presenti nel trifoglio rosso, vengono completamente dimetilati nell’organismo in genisteina e daidzeina.
Gli isoflavoni sono presenti in natura in forma complessata con molecole zuccherine e prendono il nome di “gliconi”. Il glicone per poter agire deve essere privo della componente glucidica. I gliconi, dopo ingestione, vengono convertiti in agliconi per azione dell’acido cloridrico presente nello stomaco che separa lo zucchero). Circa 1/3 degli agliconi viene assorbito, mentre la rimanente quota viene degradata dai batteri intestinali in isoflavonoidi (come l’equolo) che, a loro volta, possono essere assorbiti dalla parete intestinale.
Le caratteristiche e le proprietà microbiche dell’intestino possono quindi influenzare il metabolismo degli isoflavoni condizionandone gli effetti. La maggior parte degli isoflavoni viene eliminata dall’organismo entro 24 ore dall’ingestione attraverso le urine.

Isoflavoni e sintomatologia neurovegetativa Gli isoflavoni di soia sono detti fitoestrogeni. Possono avere sia un’azione agonista che antagonista: essi hanno la stessa affinità dell’estradiolo per i recettori estrogenici di tipo II, anche se sono mille volte meno potenti; in questo caso sono quindi agonisti. Però essi possono anche inibire il legame dell’estradiolo con il suo recettore, comportandosi così da antagonisti. Molti degli effetti derivano proprio dal fatto che gli isoflavoni possono fungere sia da supplemento agli estrogeni, sia combatterli quando il loro livello nell’organismo è troppo alto. Uno studio del 1996 2  fatto in doppio cieco, dimostra che gli isoflavoni di soia diminuiscono significativamente i sintomi della menopausa, e in particolare le vampate di calore. Questo studio è stato fatto su donne in postmenopausa, integrando la loro dieta con farina di soia oppure con farina di grano; nel primo gruppo si è osservata una diminuzione del 40% delle vampate di calore, contro il 10% del secondo gruppo. Sono stati condotti diversi studi, e tutti portano alla stessa conclusione: i fitoestrogeni contenuti nella soia possono essere un’ottima alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, responsabile a volte di effetti collaterali spiacevoli, e non sempre utilizzabile a causa di importanti controindicazioni.

 

Isoflavoni e apparato cardiovascolare La genisteina, insieme agli altri fitoestrogeni, sembra anche in grado di far diminuire il rischio di malattie cardiovascolari, grazie ad un’azione antiaggregante piastrinica e alla capacità di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. In particolare, gli isoflavoni sono in grado di diminuire il livello di colesterolo LDL e di aumentare il colesterolo HDL. Il meccanismo d’azione è poco conosciuto; tuttavia sembra che vi sia implicata un’attività antiossidante sul colesterolo LDL.3
Sono stati indicati anche molti altri possibili meccanismi d’azione, tra cui la loro capacità di bloccare la crescita dei vasi sanguigni delle cellule cancerogene (angio-modulazione) e la stimolazione dell’SHBG, ormone sessuale che controlla la globulina, influenzando così il livello di testosterone e di estradiolo. La scoperta dell’esistenza di recettori per gli estrogeni a livello della parete vasale, soprattutto recettori di tipo beta, ha reso plausibile un ruolo funzionale degli estrogeni femminili sull’apparato cardiovascolare.

Gli isoflavoni contenuti nella soia, pare siano in grado di legarsi ai recettori estrogenici beta con un’affinità fino a 6 volte più elevata rispetto ai recettori estrogenici alfa.4
Numerose sono le pubblicazioni relative agli effetti benefici degli isoflavoni di soia in donne in menopausa. Di seguito alcune delle più significative evidenze.

E’ dimostrato l’effetto degli isoflavoni estratti dalla soia nell’indurre un significativo incremento della elasticità arteriosa.5

La somministrazione di soia contenente isoflavoni, sembra rallentare in modo più significativo, rispetto all’utilizzo di soia deprivata di isoflavoni, la progressione delle lesioni aterosclerotiche e ciò avvalorerebbe il ruolo degli isoflavoni nella biologia dell’aterosclerosi. 6

Ricerche condotte su cellule vascolari in cultura hanno dimostrato che gli isoflavoni sono in grado di modificare le alterazioni cellulari associate allo sviluppo della lesione aterosclerotica. Gli isoflavoni sembrano infine svolgere un effetto protettivo nei confronti dei processi ossidativi delle particelle di LDL colesterolo. Nonostante ancora oggi ci siano visioni molto diverse sul reale ruolo che hanno gli isoflavoni nella protezione dal rischio cardiovascolare in donne in menopausa, l’utilizzo di questi modulatori dell’azione estrogenica è di largo uso nella popolazione e la ricerca si sta incentrando sempre di più sulle motivazioni che portano a dati così variabili. Tra i motivi che portano ad avere questi risultati così variabili, un ruolo chiave viene giocato dal microbiota intestinale, principale bio-trasformatore degli isoflavoni ad equolo assorbibile, e dalla bassa standardizzazione di prodotti a base di soia utilizzati nelle sperimentazioni.11

Isoflavoni e metabolismo osseo Studi farmacologici effettuati sugli animali hanno dimostrato che una dieta a base di soia diminuisce la perdita ossea causata da carenza di estrogeni 7; si è osservato lo stesso risultato con la somministrazione di genisteina in ratte ovariectomizzate.8 La prima evidenza clinica che collega la supplementazione con isoflavoni di soia al metabolismo osseo risale al 2001.5

Secondo le più recenti ricerche è stato dimostrato, come da una metanalisi del 2012, che gli isoflavoni di soia aumentano significativamente (54%) la densità minerale ossea e riducono di circa il 23% la deoxipiridolina (marker urinario di riassorbimento osseo). Da questa metanalisi, gli autori concludono affermando che integratori a base di isoflavoni di soia aumentano in modo significativo la densità minerale ossea. Non si sono rilevate variazioni significative dei livelli sierici di fosfatasi alcalina ossea. Il motivo per cui gli isoflavoni di soia possono risultare utili nella protezione dell’osso è essenzialmente legato alla capacità che hanno di legare con buona affinità il recettore Beta estrogenico (ER-Beta) della linea cellulare osteoblastica inducendo produzione di Osteoprotegerina (OPG); questo meccanismo porta ad una inibizione del signaling per RANKL che, insieme al fattore M-CSF, è un attivatore di differenziamento osteoclastico. 9

Un altro meccanismo d’azione associato agli isoflavoni di soia, è relativo all’innalzamento dei recettori per la Vitamina D (VDR) in cellule osteoblastiche-like e dei metaboliti della Vitamina D (1,25-diidrossi vitamina D), sfavorendo l’abbassamento dei livelli di calcio sierico, il rilascio di paratormone e la conseguente attivazione osteoclastica. L’associazione dunque di isoflavoni di soia e Vitamina D risulta sinergica per una efficace protezione dell’osso. 10

 

 

Bibliografia

1. Tham DM, Gardner CD, Haskell WL. Potential health benefits of dietary phytoestrogens: a review of the clinical, epidemiological, and mechanicistic evidence. J Clin Endocrinol Metab 1998;83:2223-2235

2. Eden J, et al., “Hormonal effect of Isoflavones,” Program & Abstract Book, Second International Symposium on the Role of Soy in Preventing and Treating Chronic Disease, Sept 15-18, 1996

3. Kanazawa, 1996; Schoene, 1996; Ruiz- Larrea, 1997 et Wang, 1996

4. Kuiper GG, Carlsson B, Grandien K. et al. Comparison of the ligand and binding specificity and transcript tissue distribution of estrogen receptors alpha and beta. Endocrinology 1997;138:863-870

5. Nestel PJ, Yamashita T, Sasahara T, et al. Soy isoflavones improve systemic arterial compliance but not plasma lipids in menopausal and perimenopausal women. Arterioscler Thromb Vasc Biol 1997;17:3392- 3398.

6. Anthony MS, Clarkson TB. Comparison of soy phytoestrogens and conjugated equine estrogens on atherosclerosis progression in postmenopausal monkeys (abstract). Circulation 1998;97:829

7. Gail A et al. Dietary Soy Isoflavones and Bone Mineral Density: Results from the Study of Women’s Health Across the Nation. American Journal of Epidemiology. 2014

8. Bahram H Arjmand et al. Bone-sparing effect of soy protein in ovarian hormone–deficient rats is related to its isoflavone content. Am J Clin Nutr 1998

9. Wei P eta l. Systematic review of soy isoflavone supplements on osteoporosis in women. Asian Pac J Trop Med. 2012

10. Clara Y et al. Vitamin D Interactions with Soy Isoflavones on Bone after Menopause: A Review. Nutrients 2012

11. Dubey RK, Gillespie DG, Imthurn B, Rosselli M, Jackson EK, Keller PJ. Phytoestrogens inhibit growth and MAP kinase activity in human aortic smooth muscle cells. Hypertension 1999;33:177-182.

 

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